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Massima / sintesi originale
La Corte annulla la condanna dell'Unione al pagamento di 588.769,18 euro per le spese della garanzia bancaria, escludendo nella fattispecie un nesso sufficientemente diretto con il ritardo del processo: l'impresa poteva riconsiderare la scelta di mantenere la garanzia. Respinge l'impugnazione incidentale di Kendrion, compresa la contestazione dei 6.000 euro riconosciuti per il danno non patrimoniale. Il risarcimento richiede danno reale e certo e prova del nesso per la singola voce.
Collegamento e impiego in Italia
Distinguere danno patrimoniale e non patrimoniale e individuare il nesso causale per ciascuna voce. Nella fattispecie la prosecuzione della garanzia bancaria dipendeva da una scelta riconsiderabile dell'impresa: non era una conseguenza sufficientemente diretta del ritardo. Il parallelo con la legge Pinto non trasferisce automaticamente regole probatorie o criteri di liquidazione tra i due sistemi.
Presupposti e limiti
Il danno non patrimoniale non era estraneo al giudizio: era contestato con l'impugnazione incidentale, respinta sul punto. La decisione non esclude qualsiasi danno patrimoniale da durata eccessiva e non trasferisce automaticamente i propri criteri ai rimedi italiani. L'art. 41 CEDU non coincide con l'art. 47 della Carta.
Passaggio della fonte: Punti 52, 54, 56, 60, 62, 86, 109 e 112; dispositivo, punti 1–3.
Collegamenti
Temi e parole chiave: Ragionevole durata (art. 6 CEDU) · responsabilità extracontrattuale dell'unione · art. 340 tfue · nesso causale · garanzia bancaria · danno morale · art. 47 carta